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Visita al salumificio Pedrazzoli: Ci vuole Passione!

pedrazzoli salumificio maiali

Sulla linea di confine tra Lombardia ed Emilia Romagna, dove il terremoto del 2012 ha lasciato profonde ferite negli edifici e nelle persone, dove ancora si trovano tracce storiche della dominazione veneta, dove è possibile sentire l’influenza emiliana nel dialetto mantovano, l’agricoltura e l’allevamento giocano ancora un ruolo fondamentale. Sebbene l’autostrada permetta di accorciare il tragitto verso il Salumificio, noi abbiamo optato per la provinciale che permette di godere del panorama tardo estivo: i colori che ci scorrono davanti sono segno di una tradizione agricola che persiste, sanno di terra e di fatica, di levatacce all’alba e di notti sul trattore, di allevamenti e di legame con il territorio. Uscendo dalla strada principale costeggiamo un centro abitato e arriviamo nella strada che porta allo stabilimento di San Giovanni Del Dosso.
Tra questi terreni sorge un edificio dal sapore moderno che custodisce una tradizione nata negli anni Cinquanta con Arnaldo Pedrazzoli e la sua famiglia. Il capostipite e i suoi tre figli, già figli di un norcino di quelli che andavano casa per casa nelle cascine a macellare i maiali, partendo da una piccola salumeria nella Bassa Mantovana hanno posto le basi per un’attività che ancora oggi continua da tre generazioni.

Oggi come allora, grande attenzione è rivolta alle materie prime: la filiera è chiusa e parte dalla coltivazione dei cereali utilizzati come foraggio, fino all’allevamento dei maiali ( classici e Nero di Parma sulle colline) in parte biologico e in parte convenzionale, per terminare con la trasformazione delle carni in salumi insaccati – salame, coppa, etc – , salati – prosciutto crudo, speck, etc – e cotti – prosciutto cotto, mortadella, etc. Per gli insaccati si utilizzano budelli naturali di varie dimensioni e si procede con la legatura a mano: le fasi più delicate della lavorazione sono affidate alla manualità di persone esperte che attorno ad un tavolo maneggiano con perizia spago e insaccati secondo un rito antico e collaudato.
I prodotti si spostano poi nelle celle di stagionatura e vengono appesi oppure racchiusi in apposite presse per rispondere alle esigenze del cliente. Infine, dopo una sciacquatura che permette di togliere la muffa dal budello e una porzionatura in base al mercato di destinazione finale, il prodotto viene etichettato e confezionato. Naturalmente per garantire la massima qualità, ogni fase dalla macellazione del maiale al confezionamento viene rigorosamente controllata e verificata. La qualità prima di tutto!
Piccola nota: accanto alla carne suina che costituisce il prodotto di punta, si sta cercando di rispondere oggi alla richiesta di prodotti sempre più light a base di tacchino e pollo.

Qualità che viene riconosciuta abbondantemente anche all’estero, dal Canada al Giappone, passando per Francia, Germania, Nord Europa dove il concetto di carne biologica ha preso molto più piede rispetto all’Italia e i prodotti gastronomici tradizionali sono molto apprezzati.

COLLAGE

Ad oggi i prodotti si suddividono in tre gamme: la classica con etichetta rossa, la Biologica PrimaVera con etichetta verde e la Q+ con etichetta bianca e nera. La prima offre prodotti di ottima qualità da allevamento convenzionale che vanno dai tipici, ai crudi, ai cotti fino alle confezioni delle ricorrenze ( come lo zampone); la PrimaVera si arricchisce anche dei preaffettati e delle specialità  ( come la Bresaola di Suino); la Q+ offre salumi ottenuti dal Nero di Parma ( come la Coppa alle erbe, lo Stinco cotto e il Lardo). Per chi avesse già avuto occasione di degustare prodotti a base di Nero di Parma, credetemi che la spesa vale sicuramente l’assaggio!

Durante la visita in azienda abbiamo anche notato una notevole attenzione verso una gestione razionale delle risorse energetiche e scelte basate sulla sostenibilità. Gran parte dell’energia utilizzata proviene dai pannelli solari installati sul tetto dello stabilimento, il packaging, gli stand per le fiere e parte del mobilio degli uffici sono ricavati da materiale riciclato ( carta, cartone e legno) e l’obiettivo ambizioso è quello di riuscire a ridurre al minimo gli sprechi in tutti i settori produttivi. Infine, molto importante è anche l’aspetto sociale con l’adesione al progetto ‘IoRicreo’ in collaborazione con la Cooperativa Arcobaleno per la produzione di borse di carta riciclata decorate dagli ospiti diversamente abili assistiti nel centro diurno.

Non mi rimane altro da fare che ringraziare per la pazienza e la disponibilità Chiara, Sara e Moreno e naturalmente i titolari per avermi concesso una visita.

Per maggiori informazioni sull’azienda e su dove poter acquistare/ degustare i loro prodotti:

Salumificio Pedrazzoli
Ristosalumeria a San Giovanni del Dosso ( Mn), Brescia e Milano

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Sana 2017: the Language of natural

sana natural

Il SANA è la manifestazione internazionale dedicata al biologico e al naturale che si tiene a Bologna nel mese di settembre.

Nei suoi 5 padiglioni estesi su 22.000 mq sono presenti oltre 900 aziende che spaziano dall’alimentazione biologica alla cura del corpo, passando per la novità di quest’anno: il green lifestyle. Al suo interno è possibile trovare ispirazione per l’arredo della casa o dei luoghi di lavoro, per i prodotti dedicati ai bambini e alle mom-to-be, per la cura degli animali domestici, per il tempo libero e per i viaggi. Il nuovo padiglione si pone quindi come punto di riferimento per gli appassionati che vogliono fare della sostenibilità il proprio stile di vita anche negli oggetti di uso quotidiano.

Numerose sono poi le occasioni di confronto e formazione per chi voglia approfondire la conoscenza del biologico, delle normative o avere un’idea dei numeri del bio in Italia e all’estero. Il settore è infatti in continua crescita con il passare degli anni, sfatando il mito che tutto si riduca ad una moda: l’Osservatorio Sana 2017 in collaborazione con Nomisma per la raccolta dati, Federbio e Assobio ha infatti confermato quanto rilevato dal SINAB per quel che riguarda le percentuali di frequent user. Quasi l’80% delle famiglie intervistate ha infatti ammesso di aver effettuato un acquisto bio negli ultimi 12 mesi, con un aumento di quasi il 30% rispetto a cinque anni fa.
Uno dei fattori che ha giocato a favore è sicuramente la possibilità di trovare prodotti biologici anche nella grande distribuzione, sebbene parte dei consumatori sia più propensa a rivolgersi a negozi specializzati o ai produttori stessi per la vendita diretta.

Molto interessante è la gamma dei prodotti offerti durante la manifestazione con la possibilità di acquistare non solo per gli operatori del settore, ma anche per i consumatori privati. I prezzi sono accessibili ed è comunque possibile assaggiare e farsi spiegare quale filosofia sta dietro al singolo prodotto.
Accanto alle catene più conosciute ( come Alce Nero, La finestra sul cielo, Lepo, L’erbolario etc) si trovano anche produttori di dimensioni più ridotte, che amano raccontare la loro storia e sono ben lieti di rispondere alle domande.

Il prezzo di ingresso favorisce sicuramente l’afflusso di visitatori. Si notano famiglie con bambini, commercianti alla ricerca di contatti, stranieri in esplorazione e semplicemente curiosi alla scoperta di nuovi prodotti. L’angolo editoria offre poi la possibilità di approfondire le tematiche presenti al Salone con libri, riviste e conferenze.

sana day 2017 prodotti biologico

Il SANA in pillole.

  • Cosa? E’ il salone internazionale del biologico e del naturale. Disposto su 5 padiglioni accoglie un’area dedicata all’alimentazione, una dedicata alla cura del corpo e la novità del green lifestyle.
  • Dove? A Bologna Fiere, raggiungibile facilmente con i mezzi pubblici dalla stazione Centrale e dal centro città.
  • Quando? Dall’8 all’11 settembre 2017.
  • Perché? Per approfondire le tematiche del biologico e del naturale, per parlare con i produttori, per partecipare a convegni e show cooking, per aprire la mente verso soluzioni sostenibili per il vivere quotidiano o per la propria impresa.
  • Come? L’ingresso è a prezzi popolari con ingresso ridotto grazie alle convenzioni. Consiglio il pass 4 giorni per sfruttare al meglio le iniziative dedicate nelle 6 aree tematiche: Sana Academy, Sana Novità, Sana Shop, Sana City, Sana Day e Veganfest.
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Insalata di riso con lenticchie e pomodori

insalata riso pomodori lenticchie veganaSabato mattina sono andata al mercato contadino e mi sono trovata un attimo disorientata. Non andavo da tempo causa lavoro ( mio) e pausa estiva ( loro) e mi mancavano i colori e il rapporto con i produttori. E fin qui tutto bene.
Sapevo tramite mail che il contadino da cui mi rifornisco di frutta e verdura era stato un pochettino sfortunato per via del maltempo. Ma il suo banco era comunque ben fornito.
E proprio mentre ero in coda in attesa di ritirare la mia cassetta, mi è scappato l’occhio su alcuni prodotti: accanto ai tipici frutti estivi come il melone e l’anguria, già ho cominciato a vedere il cavolo nero e il cavolo cappuccio. Ho dovuto guardare due volte per essere sicura.
Insomma, l’estate volge al termine con le tavolate di piatti freddi che già fa capolino l’autunno con le zuppe.
Non so voi ma questo connubio mi crea instabilità.

Bancarella del fruttivendolo a parte, ho deciso anche io di giocare con i colori autunnali e un tipico frutto ( sapete che il pomodoro è un frutto, vero?!) da insalata.

INSALATA DI RISO CON LENTICCHIE E POMODORI
( per 2 persone)

Ingredienti

120 gr riso originario

2 pomodori boccetta

3 cm porro ( parte bianca)

75 gr lenticchie grandi

1 cucchiaino raso paprika dolce

1 cucchiaino menta sbriciolata

1/2 cucchiaino zucchero semolato

8 – 10 pistacchi salati

brodo di verdura qb

olio extravergine di oliva qb

peperoncino secco qb

Procedimento

  1. Mettete in ammollo in acqua fredda le lenticchie per almeno 2 ore.
  2. Tagliate i pomodori a cubetti, riducete a rondelle il porro, sbriciolate i pistacchi. Riunite in una ciotola con lo zucchero, la menta, il peperoncino secco, olio evo qb e paprika. Mescolate e lasciate insaporire.
  3. Fate lessare le lenticchie nel brodo di verdura per circa 40 minuti. Quando mancheranno 15 minuti al termine, aggiungete il riso e portate a cottura.
  4. Scolate e conservate il brodo per altri utilizzi. Condite con il mix di pomodori e porro.
  5. Servite tiepido o freddo.

Consiglio:

se il porro crudo dovesse risultare pesante, potete sbollentarlo brevemente fino a che diventi tenero.
Non ho aggiunto volutamente il sale dato che i pistacchi già ne contenevano. Meglio limitarlo in favore delle spezie, ma regolatevi a vostro piacimento.

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Torta integrale allo zenzero

torta yogurt cacao zenzero

In questi giorni mio marito è a casa. Sta approfittando degli ultimi giorni di ferie per sistemare alcune cose in casa: la credenza di qua, il mobile di là e un nuovo spazio per le gatte. Perché uno problemi di casa nostra è che la zona giorno è aperta e l’entrata dà proprio sulla nicchia dove sono ospitate ciotole e fontanella delle nostre bestioline.
Dopo vari tentativi, pare abbiamo trovato una soluzione. Sempre che alle Regine vada bene la nuova sistemazione s’intende.

Comunque, per premiarlo degli sforzi, ho preparato questa torta allo yogurt e zenzero: ho preferito utilizzare il gusto limone perché è il preferito dell’uomo di casa e si abbina perfettamente con lo zenzero. Subito pronta, facile da preparare.
Naturalmente potete personalizzarla a vostro piacimento sostituendo lo yogurt al limone con altro e la farina integrale con altra classica.

TORTA INTEGRALE ALLO ZENZERO
( per una teglia diam 23 cm)

Ingredienti

180 gr farina integrale

60 gr farina 0

125 gr yogurt al limone

1 uovo ( ca 60 gr)

80 gr zucchero di canna

8 gr lievito per dolci

40 ml olio di semi

60 ml latte

30 gr zenzero fresco

cacao amaro qb

Procedimento

  1. Sbucciate lo zenzero e tritatelo in un robot da cucina con due cucchiai da minestra di acqua fredda in modo da ottenere una poltiglia.
  2. Trasferitelo in un colino e pressate per eliminare il liquido. Tenete da parte.
  3. Foderate lo stampo con carta oleata. Accendete il forno a 180°C.
  4. Montate l’uovo con lo zucchero e aggiungete tutti gli altri ingredienti, tranne il cacao. Amalgamate con un cucchiaio di legno.
  5. Versate l’impasto nello stampo, livellate muovendo lo stampo.
  6. Aiutandovi con un setaccio, spolverate di cacao amaro.
  7. Infornate in forno già caldo per 35-40 minuti. Fate la prova stecchino.

Consiglio:

l’acqua scolata dallo zenzero potete utilizzarla per rendere speciale un tè freddo oppure come bevanda a sé, allungata e dolcificata a piacere.

Per saperne di più

Il tè: verde, nero, rosso

 

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Da sinistra a destra: tè verde, tè nero, tè rosso ( Rooibos)

 

Si fa presto a dire tè. Spesso confuso con tisane, decotti, e brodaglie varie, il tè è invece ottenuto dalle foglie di una pianta legnosa detta Camellia Sinensis coltivata principalmente nell’Estremo Oriente dove questa pregiata bevanda ha le sue origini.

Nonostante ne esistano diverse varietà, in linea generale il sapore tende all’amarognolo e all’astringente, soprattutto se lasciato in infusione a lungo. Il colore varia dall’ambrato scuro del tradizionale tè nero, al tè verde più chiaro fino al rossiccio tè rosso, impropriamente detto, visto che non è a base di Camellia Sinensis.

Ma quali sono le differenze tra uno e l’altro?

Partiamo dal più semplice tè rosso: ottenuto dal karkadè che ne caratterizza il colore, venduto con il nome di rooibos o redbush e simili e aromatizzato spesso con zenzero e spezie, appartiene al mondo delle tisane e non dei tè in quanto non viene ricavato dalla stessa pianta degli altri due. Ha un sapore gradevole, dolciastro, non contiene teina ed è quindi indicato anche per coloro che devono evitare sostanze eccitanti. Contiene valori molto limitati di tannini, quindi non prende il gusto amarognolo nemmeno se viene dimenticato in infusione. Anzi, un’ ottima bevanda si ottiene lasciando la bustina in infusione a freddo per una notte.

Il tè nero è invece quello più diffuso in Occidente, spesso venduto sotto forma di filtri e bustine e dalle molteplici varietà. Il suo colore più intenso è dovuto al fatto che le foglie vengono raccolte, fatte macerare, essiccate, arrotolate e sminuzzate dando così il via al fenomeno dell’ossidazione. Normalmente viene lasciato in infusione per pochi minuti o prende un retrogusto amaro. Il consiglio è sempre quello di acquistarlo sfuso e di fare da sé la miscela più adeguata. Contiene esaltanti come la teina, simile alla caffeina ma con un limitato effetto eccitante, che rende comunque sconsigliabile berne troppo durante la giornata.

Dulcis in fundo, troviamo il tè verde, tanto esaltato dalle diete moderne e declamato come elisir di lunga vita. Viene ottenuto dalle stesse foglie del tè nero che tuttavia non sono sottoposte al processo di ossidazione e vengono commercializzate intere, spesso sfuse. Originario della Cina ma ormai diffuso in tutto il mondo, prende il nome dalla zona di provenienza. Tra i più conosciuti vi sono:

  • Quing Ding, protetto dall’UNESCO
  • Anji, con foglie ancora bianche e ricco di amminoacidi
  • Gunpowder, il più conosciuto al mondo e servito nella tradizione marocchina
  • Matcha, ridotto in polvere finissima e utilizzato spesso in cucina come colorante naturale nei dolci
  • Sencha, per il consumo giornaliero
  • Bencha, ottenuto dalle foglie più grosso
  • Lotus e Jasmine dal Vietnam.

Questi sono i più diffusi in Occidente, ma la lista è ben più lunga! Tra gli altri vi sono il West Mountain del Guanxi, il Bamboo Leaf Green dal Sichuan, il Tè Sanpin di Okonawa.

Per quanto riguarda le proprietà benefiche del tè, alcuni studi hanno dimostrato i suoi effetti nel mantenimento di benessere generale dell’organismo soprattutto come anti tumorale e nel controllo del colesterolo. Ma il tutto all’interno di una dieta varia ed equilibrata e con uno sano stile di vita. Non pensate di dimagrire soltanto bevendo tè verde, sia chiaro. Vi invito a dare un’occhiata ai link qui sotto per avere un’idea più chiara su questa preziosa bevanda.

Fonti:

https://it.wikipedia.org/

http://www.medicalnewstoday.com/

https://www.greenme.it/

Fieni G., Il miracoloso tè verde, in Premiata Salumeria Italiana, Anno XXIX, N. 1 Gennaio – Febbraio 2017

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Pancarrè con farina di mais ( vegano)

pane al mais vegano integrale veloce

Questo pane ha una consistenza rustica e si sbriciola facilmente. Non è il classico pancarrè soffice da sandwich.
Contiene farina di mais fioretto e farina integrale ed è ottimo abbinato con verdure grigliate, pomodorini confit o nella stagione più fredda da servire con le  zuppe. Tagliate le fette spesse almeno un dito, condite con un filo di olio e portate in tavola.
Si prepara in poco meno di due ore, non ha bisogno di essere impastato a lungo quindi potete tranquillamente prepararlo a metà mattina e lasciare che lavori da solo.
La bevanda al grano saraceno gli dona un retrogusto particolare, ma potete benissimo sostituirla con latte vaccino ( naturalmente non sarà più vegano) o altra bevanda non dolcificata a piacere.

PANCARRE’ CON FARINA DI MAIS
( per uno stampo da plumcake 26×10 cm circa)

Ingredienti

100 gr farina di mais fioretto

350 gr farina integrale

50 gr farina 0

250 ml bevanda drink grano saraceno
( o altra non dolcificata)

65 ml olio extravergine di oliva

10 gr sale fino

4 gr malto d’orzo

6 gr lievito secco per pane

Procedimento

  1. Portate a temperatura ambiente la bevanda vegetale e scioglietevi il malto e il lievito secco. (Se fosse la stagione fredda, fate intiepidire leggermente sul fornello. ) Fate riposare qualche minuto.
  2. In una ciotola capiente o nella planetaria, setacciate la farina 0 e aggiungete la farina di mais e quella integrale.
  3. Unite tutti gli altri ingredienti e azionate la planetaria con gancio oppure impastate a mano fino a che sia tutto ben amalgamato. Il composto sarà grezzo ma malleabile.
  4. Formate un cilindro poco più corto dello stampo e incidete con una lametta tre tagli diagonali.
  5. Spostate l’impasto nello stampo, coprite e mettete a lievitare per 90 minuti, o fino a quasi il raddoppio.
  6. Portate il forno a 200°C e infornate per almeno un’ora. Quando sarà dorato, togliete dallo stampo e terminate la cottura per altri 10 minuti con forno leggermente aperto.

Consiglio:

Il tempo di cottura indicativo è 25 minuti ogni 250 gr di impasto, ma varia molto da forno a forno. Se siete nel dubbio, utilizzate un termometro a sonda e misurate la temperatura interna al cuore: deve essere attorno ai 96°C.

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Polpette di melanzane

polpette di melanzane avanzi

L’estate ci offre una grande varietà di verdure di stagione. Tra le mie preferite ci sono le melanzane: grigliate o cotte a vapore, con un filo di olio extravergine di oliva e delle scorza di limone, oppure fritte per un conetto di tutto rispetto. O nella più classica delle parmigiane e nella pasta alla Norma.
Comunque le preferiate, le melanzane non possono mancare sulla tavola estiva.
Rispetto a qualche tempo fa, trovo che oggi siano meno amare e non abbiano bisogno di essere spurgate con il sale. Quindi io le faccio cuocere così come sono.
In questa ricetta ho utilizzato le melanzane dell’orto, dalla classica forma ovale e dal colore scuro. Ma ne esistono diverse varietà: scegliete pure quella che preferite.
Io le ho servite con zucchine crude tagliate sottili, peperoni dolci e pomodoro.

POLPETTE DI MELANZANE
( per due persone)

Ingredienti

ca 300 gr melanzana cruda

50 gr avanzi di salumi ( nel mio caso prosciutto crudo e bresaola)

40 gr pane grattugiato

50 gr farina per tutti gli usi

scorza mezzo limone

latte qb

farina ceci qb

burro qb

Procedimento

  1. Mondate la melanzana e tagliatela a metà nel senso della larghezza. Ponetela a cuocere nell’apposito cestello a vapore per circa 20 minuti. Deve risultare morbida.
  2. Toglietela dal cestello, levate la buccia e fate intiepidire.
  3. Mettete nel mixer i salumi con il pane grattugiato e la scorza di limone. Riducete ad un trito sottile.
  4. Aggiungete la polpa della melanzana e a poco a poco la farina per tutti gli usi. Impastate fino ad ottenere un composto morbido ma gestibile. Coprite e mettete in frigorifero per 10 minuti.
  5. Riprendete l’impasto e ricavate delle palline grandi come una noce. (Se necessario aggiungete poco pane grattugiato per facilitare il compito. )
  6. Preparate un piatto fondo con della farina di ceci e una ciotola con del latte.
  7. Appiattite leggermente ciascuna pallina e passatela nella farina di ceci, poi nel latte. Ripetete e terminate nella farina. Ogni polpetta avrà tre passaggi nella farina e due nel latte.
  8. Fate sciogliere del burro in una padella e cuocete le polpette fino a doratura.
  9. Servite con verdure fresche.

Consiglio: 

io non ho aggiunto sale perché i salumi già bastavano ad insaporire. Regolatevi a piacere. Si possono rendere vegetariane eliminando i salumi.

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Il tofu o 豆腐

 

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Fonte: Wikipedia.org

Il tofu o caglio di soia è un alimento molto diffuso nell’Estremo Oriente, divenuto conosciuto anche in Occidente con la diffusione della dieta vegana, principalmente come sostituto dei formaggi.
Esso in realtà ha ben poco in comune con il formaggio di latte se non la forma squadrata che ricorda alcuni nostri prodotti caseari freschi, la consistenza morbida e umida e il suo sapore neutro che si presta ad essere insaporito in mille varianti.

Si dice che le sue origini risalgano al IX secolo nell’Antica Cina, quando per un caso fortuito il liquido di spremitura della soia entrò in contatto con dell’acqua salata.          Ma tra leggende e pochi riferimenti storici, ciò che è certo è che ha cominciato a diffondersi in tutto l’Estremo Oriente e in Giappone dove viene ritenuto benefico per il suo alto tenore proteico. Normalmente si ottiene dalla spremitura dei fagioli di  soia lessati e fatti rapprendere con l’aggiunta di un caglio tra:

  • solfato di calcio, che lo rende morbido ma fragile,
  • cloruro di magnesio, o nigari, che lo rende vagamente amaro,
  • GDL, nel tofu vellutato e leggermente acidulo,
  • succo di limone.

Se vi è capitato di assaggiarlo, vi sarete resi conto che ne esistono tre varietà principali che variano di consistenza: si va dal più asciutto e fragile a quello più vellutato, in base al tipo di pressatura a cui viene sottoposto.

Oltre al tofu al naturale esistono poi dei sottoprodotti, reperibili soprattutto nei Paesi dell’Estremo Oriente e da noi acquistabili negli empori internazionali, come i China and African Market. Oppure potete gustarlo nei ristoranti cinesi e giapponesi solitamente fritto, in zuppa o sottoforma di piccole sfoglie servite con la salsa. Ovviamente è sempre meglio controllare che la soia con cui è stato prodotto sia NO- OGM ed è controindicato a chi soffre di intolleranza alla soia.

Dal punto di vista nutrizionale, il tofu ha circa 90 Kcal/ 100 grammi quindi è indicato nelle diete ipocaloriche, contiene pochi lipidi e molte proteine di origine vegetale. Contiene inoltre vitamina C e fibre.

Ora che ne sapete di più, eccovi una ricetta veloce veloce e semplice per provarlo.

 

Fonti:

http://www.wikipedia.com
http://www.agrodolce.it
http://www.greenme.it

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Tofu saltato con verdure croccanti

tofu verdure croccanti aceto

Lo ammetto: il tofu è uno di quegli alimenti che acquisto solo se in offerta.
Sono stata sempre diffidente ad assaggiarlo, fino a quando un ex collega cinese di mio marito ne ha preparata una versione molto particolare con un sacco di spezie e un intingolo che era la fine del mondo.
Da lì, dopo qualche tentativo finito malamente, ho capito che ne esiste una versione asciutta e gommosa ( tipo polistirolo, ditelo pure) e una seconda che viene conservata in salamoia ed è quindi più umida e saporita. Ed è quella che vi consiglio.
Semplicemente saltato in padella con delle verdure di stagione e insaporito con un mix di salsa di soia e aceto balsamico, fa la sua porca figura. Se lo accompagnate con una ciotola di riso, ecco che il pasto è completo.

TOFU SALTATO CON VERDURE CROCCANTI
( per due persone)

Ingredienti

200 gr tofu al naturale in salamoia

150 gr peperone giallo
( 1 peperone)

140 gr carote
( 2 carote)

20 gr semi di sesamo

30 ml salsa di soia

20 ml aceto balsamico

10 gr alghe in fiocchi

olio di semi

sale qb

Preparazione

  1. Mondate le verdure. Pelate le carote e levate i semi dal peperone. Tagliate le verdure a bastoncini e tenete da parte.
  2. Mettete le alghe in un bicchiere di acqua calda e fatele re idratare.
  3. Tagliate il tofu a quadratini di circa 2 cm per lato.
  4. Fate scaldare due cucchiai di olio di semi in una pentola wok. Buttatevi il tofu e mescolando fatelo dorare leggermente.
  5. Aggiungete la salsa di soia e l’aceto balsamico e continuate a mescolare delicatamente con un cucchiaio di legno.
  6. Aggiungete le verdure, le alghe, il sesamo e fate insaporire per 2 minuti. Non prolungate troppo la cottura o le verdure appassiranno.
  7. Regolate di sale se necessario.
  8. Togliete dal fuoco e servite tiepido o freddo.

 

Consiglio:

regolate di sale solo alla fine perché la salsa di soia e le alghe solitamente già danno tutta la sapidità che serve. Esistono comunque in commercio delle salse di soia a basso contenuto salino.

 

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Cake all’acqua con marmellata di arance

cake all'acqua marmellata

La torta all’acqua è sempre una garanzia: soffice, profumata e semplicissima.
Ne ho provate molte versioni sostituendo il liquido con caffè per dare la carica al mattino, con la bevanda alla mandorla per una merenda gustosa e con il succo di frutta per dare un tocco di dolcezza.
In questo caso ho preferito aggiungere la marmellata di arance e scorzette che ho preparato l’inverno scorso e arricchire con farina di castagne che dona sempre un retrogusto leggermente amarognolo.
Il risultato è stato davvero sorprendente e molto profumato.

Ricordatevi di regolare lo zucchero in base alla dolcezza della marmellata o di qualsiasi altra cosa vogliate aggiungere. Potete poi guarnire semplicemente con lo zucchero a velo come ho fatto io, oppure con una colata golosissima di glassa al cioccolato o quanto la fantasia vi suggerisce.
Si conserva soffice per 4-5 giorni in un porta torte.

CAKE ALL’ACQUA CON MARMELLATA DI ARANCE
( per uno stampo da plumcake 26×10 cm)

Ingredienti

100 gr farina 0

130 gr farina di castagne

150 gr zucchero di canna

2 uova intere ( ca 110 gr)

80 gr burro

100 acqua

10 gr lievito per dolci

2 cucchiai marmellata di arance

zucchero a velo

Procedimento

  1. Accendete il forno a 180°C. Imburrate e infarinate uno stampo da plumcake.
  2. Fate sciogliere il burro, spegnete il fuoco, aggiungete la marmellata mescolando bene e tenete da parte.
  3. Setacciate le due farine con il lievito.
  4. Montate le uova con lo zucchero di canna fino ad ottenere un composto spumoso.
  5. Sempre mescolando, aggiungete l’acqua e il burro fuso.
  6. Infine, versate le due farine e amalgamate velocemente.
  7. Versate nello stampo e infornate per 30/35 minuti stando attenti che non bruci.
  8. Fate raffreddare. Guarnite con zucchero a velo.

Consiglio:

io volevo mantenesse una forma il più squadrata possibile quindi l’ho fatto raffreddare capovolto fuori dallo stampo. Naturalmente siete liberi di lasciare la cupola come nella classica tradizione dei plumcake 😉