sagra del peperone di carmagnola bruschetta ricetta veloce

Crostini agrodolci di peperoni

La Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola è la più importante manifestazione italiana dedicata a questo prodotto.
Giunta alla sua 69^ edizione, ospiterà dal 31 agosto al 9 settembre una serie di eventi e angoli gastronomici dedicati al peperone: l’area espositiva di circa 18.000 mq e i più di 200 espositori offriranno ai visitatori non solo menù dedicati ma anche percorsi sensoriali, talk food, caffè letterari, raduno di auto storiche, intrattenimento per i bambini ed tanti altri eventi guidati dai giornalisti Paolo Massobrio e Renata Cantamessa. Numerosi anche gli ospiti di eccellenza come Ermal Meta, Platinette, Luca Barbarossa, l’Orchestra Campus di Note e l’immancabile orchestra di ballo liscio.

Per maggiori info, qui trovate il link della pagina Facebook.

pepe

Perchè è così importante il Peperone di Carmagnola?

A seguito delle analisi nutrizionali effettuate sulla parte edibile di quattro ecotipi del Peperone di Carmagnola (Quadrato, Quadrato Allungato, Trottola, Corno di Bue), e dal confronto con i valori relativi ai peperoni riportati nelle tabelle INRAN e BDA, sono emerse alcune caratteristiche medie di indubbio valore nutritivo.

Infatti nel Peperone di Carmagnola si riscontra un contenuto medio di sodio di 0,002 g/100 g, pari a 0,005 g/100 g dell’equivalente sale, ridotto rispetto al valor medio degli altri peperoni (0,01 g/100 g in sodio e 0,025 g/100 g espresso come sale): il valore del Peperone di Carmagnola è tale da poter vantare il claim “SENZA SALE”.

Interessante risulta inoltre il valore di Vitamina C, presente in quantità media di 185 mg/100 g nel Peperone di Carmagnola, assolutamente confrontabile con il dato medio degli altri peperoni (155 mg/100 g). Si conferma come il peperone in generale mostra una naturale presenza di vitamina C che lo rende un vegetale particolarmente importante per la salute, ovviamente se consumato crudo.

[LABORATORIO CHIMICO CAMERA DI COMMERCIO TORINO]

Ed eccovi la mia ricetta presentata per la Fiera del Peperone!
Insieme ad altre colleghe ci siamo sbizzarrite con preparazioni veloci e gustose da suggerire ai visitatori dell’evento. Il ricettario completo sarà distribuito durante la Fiera, il Salone del Gusto di Torino e nei Carrefour Market Nord Ovest.

carmagnola bruschetta ricetta veloce formaggio di capra

CROSTINI AGRODOLCI DI PEPERONI
( per 4 bruschette)

Ingredienti

1/2 peperone quadrato rosso ( circa 100 grammi)

1 finocchio ( medio e già mondato – circa 120 grammi)

100 gr crescenza di capra

4 fette di pane ai cereali

20 gr miele di castagno

30 ml olio extravergine di oliva + altro per spennellare

10 ml di aceto di mel

pepe rosa in bacche qb

succo di limone qb

sale qb

Procedimento

Sciacquate le verdure sotto acqua corrente, poi dividete il peperone in falde e tagliate il finocchio a metà, ricavando da entrambi dei bastoncini.

In una ciotola unite l’olio, il miele, l’aceto, il succo di limone e 7-8 bacche di pepe rosa schiacciate con la mano poi regolate di sale a piacere e unite le verdure, mescolate e tenete da parte.

Spennellate le fette di pane con l’olio evo e passatele su una piastra ben calda, fino a renderle croccanti da entrambi lati.

Con un coppapasta ritagliate il pane, conditelo con le verdure e con una porzione di crescenza di capra, infine decorate con altro pepe rosa macinato a piacere.

Tempo di preparazione: 10 minuti
Portata: snack veloce

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Insalata del prevosto

Il prevosto – o preòst, o pret in dialetto bresciano – nel linguaggio comune sta ad indicare l’arciprete, o semplicemente il parroco. Era d’uso nelle campagne che al prete fossero lasciati i bocconi migliori delle carni o delle pietanze in generale, spesso donati dai contadini o offerti nelle proprie case in segno di ospitalità e rispetto.
Tra i piatti più prelibati c’erano sottocoda di pollo o di gallina, e dove disponibile la guancetta del pesce situata sotto gli occhi. Oppure, spostandosi verso i contorni un’insalata ricca di sapori come questa: con patate, vino e sottaceti.

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Questo piatto, insieme ad altre ricette tipiche è entrata a far parte del Ricettario delle Valli Resilienti – Prealpi Bresciane Attive.  Il progetto – che coinvolge la Valle Sabbia e la Valle Trompia oltre a numerosi partner – ha lo scopo di valorizzare le valli e in particolare “promuovere lo sviluppo locale sostenibile, valorizzando le risorse ambientali, economiche, sociali e culturali, nonché legami di collaborazione, solidarietà e appartenenza.” [dal loro sito web].

valli resilienti valle trompia valle sabbia

Tra le numerose iniziative si è inserita appunto quella del ricettario, che al termine di un percorso culminato con l’attivazione del Laboratorio Gastronomico delle Valli Resilienti ha portato a riscoprire le tradizioni culinarie locali con prodotti a km 0.

Grazie alla sapiente guida dello chef Roberto Abbadati e del Maestro Marino Marini è stato quindi possibile coinvolgere operatori del territorio e del mondo della comunicazione in momenti di formazione e degustazione a loro dedicati.

Ma le iniziative non sono finite con il Laboratorio Gastronomico: per chi fosse interessato, qui è possibile trovare il calendario degli eventi con tutte le news dalle Valli.

INSALATA DEL PREVOSTO

( per due persone)

Ingredienti

200 gr patate

1 cucchiaio di capperi in salamoia

1/2 bicchiere di vino bianco ( ca 100 ml)

peperone giallo e rosso sott’aceto qb

cipolline sott’aceto qb

origano, olio, sale, aceto qb

Procedimento

Sciacquate per bene le patate e mettetele in una pentola coperte con acqua fredda leggermente salata. Fatele cuocere per 20 minuti circa da bollore: dovranno risultare abbastanza tenere da far passare agevolmente una forchetta. Passatele sotto acqua fredda e pelatele.

Tagliatele a fette di 2-3 mm e disponetele su un piatto fondo o in una ciotola. Versatevi il vino e lasciate marinare per un’ora circa.

Condite con olio, sale e aceto a piacere. Aggiungete i filetti di peperone e le cipolline tagliate a pezzi. Unite i capperi schiacciati con le mani.  Insaporite con l’origano e servite fredda.

Consiglio:

potete prepararla in anticipo e farla insaporire per alcune ore in frigorifero: sarà ancora più gustosa! Servitela con carne a lesso oppure con pesce ai ferri.

babaganoush 'ndujetta

Babaganoush con ‘ndujetta

La melanzana è per me una manna dal cielo. Riuscirei a mangiarmene una intera, grigliata a fettine con del pane e un goccio di olio extravergine di oliva.
Non la passo con il sale perché le qualità vendute oggi hanno perso gran parte del retrogusto amarognolo delle loro antenate; lascio la buccia che dà quella resistenza in più nel morso; la condisco con il minimo indispensabile per esaltare il sapore ricco e vagamente piccante.
Nel web si trovano ricette a bizzeffe, ma una mi ha sempre ispirata: il caviale di melanzane o babaganoush nella versione originale.

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E’ una specialità mediorientale a base di melanzana, tahina, aglio e spezie – solitamente il coriandolo, la paprika e il cumino – che viene servita con un filo di olio ad accompagnamento di pita e verdure.
Nella sua semplicità, si presta ad essere abbinata anche ad alcune salse della nostra tradizione culinaria come la salsa verde al prezzemolo o quelle a base di verdure.
Essendo una crema molto mediterranea, io ho preferito spennellarla con un generoso cucchiaio di ‘Ndujetta, che ha la stessa origine della più conosciuta ‘nduja, ma è a base di pomodori secchi, peperoncino, olive, melanzane e cipolla rossa di Tropea.
Credetemi che si abbina egregiamente!
Il procedimento per il babaganoush è semplice e non richiede particolari abilità. Io ho preso come riferimento la ricetta di Labna, ma ne esistono innumerevoli versioni.

BABAGANOUSH CON ‘NDUJETTA
( per una ciotolina – 2/3 persone)

Ingredienti

1 melanzana media

1 spicchio di aglio

1 cucchiaio di tahina

scorza e succo di 1/2 limone

olio extravergine di oliva qb

‘Ndujetta qb

paprika piccante qb

Procedimento

Lavate la melanzana sotto acqua corrente, bucherellatela da tutti i lati e avvolgetela in carta alluminio. Infornate a 200°C per 1 ora. Fate intiepidire.

Togliete l’anima all’aglio, tritatelo grossolanamente. Stemperate la tahina con il succo di limone e un cucchiaio di olio evo.

Quando la melanzana sarà maneggiabile, togliete la buccia e unite la polpa agli altri ingredienti tranne la ‘ndujetta. Lavorate con una forchetta fino ad ottenere un composto grossolano ma omogeneo.

Distribuite nella ciotola di servizio e condite con la ‘ndujetta.
Accompagnate con cubetti di pane o la pita, e verdure fresche.

Consiglio:

la tahina è una crema di sesamo molto diffusa in Medio Oriente. La potete trovare facilmente nel reparto dedicato dei principali supermercati o nelle botteghe etniche.
Se preferite, potete sostituirla con una purea di ceci: il sapore chiaramente cambierà, ma per chi non se la sente di sperimentare troppo è una valida alternativa.

'ndujetta

crema barbabietola asparagi

Crema di barbabietola con asparagi fritti

Con la bella stagione mi piace portare un po’ di colore sulla tavola.
Ho approfittato di questi piatti nuovi che mi ha regalato mia sorella per servire una crema fredda di barbabietola e asparagi fritti.
Per la precisione, degli asparagi ho messo solo i gambi che di solito vengono buttati perché sono duri o coriacei: ho preso solo la parte verde togliendo quella bianca legnosa, ho tagliato a rondelle sottili e fritto in olio piccante.
Poi ho aggiunto dei crostini fritti nello stesso olio a dare la parte croccante.
Se volete renderla vegana, potete sostituire il latte con una bevanda vegetale non zuccherata oppure con l’acqua di cottura delle barbabietole e l’aggiunta di crema di riso o di avena ( o perderà troppo di consistenza).
Volendo potete preparare le rape in anticipo, frullarle e aggiungere il latte, gli asparagi e i crostini un attimo prima di servire.

crema barbabietola asparagi

CREMA DI BARBABIETOLA CON ASPARAGI FRITTI
( per due persone)

Ingredienti

100 gr barbabietola rossa

40 gr fondi di asparagi ( gambi)

80 ml latte

pane secco

olio extravergine di oliva, sale, peperoncino, rosmarino, zenzero in polvere qb

Procedimento

Pelate la barbabietola e tagliatela a grossi pezzi. Fatela lessare in abbondante acqua non salata per circa 15 minuti o fino a che sarà tenera.

Mondate i gambi degli asparagi dalle parti più coriacee e tagliatele a rondelle sottili.

Versate parte dell’olio piccante in una padella in modo che le rondelle possano risultare coperte. Fatelo scaldare e friggete gli asparagi. Scolate su carta paglia e tenete da parte.

Tagliate a cubetti il pane. Aggiungete all’olio il rosmarino tritato, rosolate il pane fino a doratura e tenete da parte.

Frullate la barbabietola con il latte e lo zenzero in polvere. Regolate di sale.

Versate la crema nei piatti da portata, guarnite con gli asparagi e i crostini.
Servite fredda o tiepida.

 

polpette vegane capuliato spinaci

Polpette alle spinaci e patate ( vegane)

Questa mattina ho letto un articolo molto interessante sul sito di Runtastic.
Non che io sia fanatica dell’attività fisica, ma cerco di muovermi il più possibile, di fare passeggiate tra i campi – visto che abito in campagna –  e di mangiare sano ed equilibrato per quanto mi sia possibile.
L’articolo in questione parla di alcune buone ragioni per eliminare lo zucchero dalla nostra dieta , o quanto meno limitarlo alle eccezioni.
Facile direte voi: basta eliminare i dolci e le bevande zuccherate. Ma qui casca l’asino. Buttando l’occhio sulle etichette dei prodotti in salamoia, salati, salse ci si accorge che lo zucchero è praticamente nella maggior parte dei cibi che consumiamo.
Per capirci, anche i legumi in lattina; il mio adorato riso alla giapponese; l’aceto balsamico non DOP; i prodotti da forno salati; i cibi pronti panati. Solo per citarne alcuni. E naturalmente il cioccolato, la frutta, i cereali da colazione.

Premesso questo, mi sono imposta di prestare ancora più attenzione a ciò che metto in tavola. A partire da queste polpette ottenute con verdure del mercato, farina di ceci e bevanda vegetale al naturale.

polpette vegane capuliato spinaci

POLPETTE ALLE SPINACI E PATATE
( per 10 – 12 pezzi)

Ingredienti

250 gr patate

15 – 20 gr capuliato Bio

140 gr di carote

50 gr spinaci fresche

15 gr semi di lino

origano, timo, rosmarino a piacere

farina di ceci qb

bevanda vegetale ( preferibilmente soia o avena) qb

olio extravergine di oliva qb

Procedimento

Sciacquate le patate e tagliatele in due senza levare la buccia. Pelate le carote. Fate lessare per 15 – 20 minuti in acqua non salata: le patate devono risultare morbide.

Quando saranno cotte, togliete con cautela la buccia alle patate. Riducete ad una purea grossolana aiutandovi con una forchetta. Tenete da parte.

Sciacquate le spinaci sotto acqua corrente e – senza strizzarle – fatele cuocere per pochi minuti in un pentolino senza aggiungere altro: devono solo ammorbidirsi.

Fate tostare i semi di lino su una piastra rovente. Sminuzzate ulteriormente il capuliato e le spinaci cotte.

Riunite le verdure, i semi e il capuliato in una ciotola. Amalgamate con una forchetta e aggiungete le erbe aromatiche a piacere. Se fosse troppo farinoso, potete aggiungere un goccio di bevanda vegetale.

Preparate tre piatti fondi: in uno versate un poco di bevanda di soia/ avena, negli altri due la farina di ceci. Prelevate una piccola porzione di impasto di verdura e formate una pallina grande come una palla da ping pong. Pressatela leggermente. Passatela nella farina di ceci, poi nella bevanda ed ancora nella farina. Disponete su un vassoio o una teglia coperta di carta forno e continuate fino ad esaurimento dell’impasto.

Ora se decidete di congelare le polpette, avvolgete il vassoio con abbondante pellicola per alimenti, lasciate in congelatore per un paio di ore e poi trasferite in sacchetti adatti all’uso.
Se invece volete cuocerle subito, scaldate il forno a 200°C, rivestite una teglia di carta oleata, spennellate le polpette di olio extravergine di oliva e fate cuocere per 10 minuti circa voltando una volta sola, o fino a doratura.

Servite calde o tiepide come contorno o come leggero secondo.

Consiglio:

personalmente preferisco la cottura in forno perché le polpette rimangono piuttosto morbide e in padella rischierebbero di rompersi.
Non ho aggiunto sale perché il capuliato è già di per sé molto sapido: regolatevi a piacere.

ravioli borragine senza sale aggiunto pasta fresca

Ravioli alla borragine con formaggio di capra al Lambrusco

La cucina “senza” mi ha sempre incuriosita. Non per moda, ne per particolari restrizioni dietetiche, ma per scoprire che a volte le aggiunte a cui siamo abituati anziché esaltare i sapori, li mortificano.
Per questo motivo ho accettato la sfida lanciata da La cucina del senza di Marcello Coronini: il leit motiv è ridurre al minimo l’aggiunta di sale, zuccheri e grassi sfruttando quelli già presenti nei cibi stessi.
Non dimentichiamo, infatti, che spesso e volentieri ci sono dei ‘nemici nascosti’: il sale nel liquido di conservazione dei legumi, la noce di burro per donare cremosità al purè, i grassi delle merendine confezionate, gli zuccheri delle bevande gassate o i succhi di frutta industriali giusto per citarne alcuni.
A dir la verità, nella mia cucina sto particolarmente attenta a questo aspetto. Preparo molte pietanze di base io stessa ( come il pane o le torte per la colazione), scelgo di acquistare direttamente dal produttore ed eventualmente trasformo in casa i prodotti ( ad esempio dalle verdure ricavo il dado vegetale), mi informo sul metodo di conservazione e di trasformazione delle materie prime e così via.

Perché vi parlo di tutto ciò?
Perché in questa ricetta non ho aggiunto sale, nemmeno nell’acqua di cottura della pasta, ne grassi tolto un filo di olio extravergine di oliva per evitare che i ravioli si attaccassero al piatto. Ho ricavato delle salse colorate di accompagnamento sfruttando il colore rilasciato dalle barbabietole e dalla curcuma; il formaggio di capra stagionato, dalla facile digeribilità e ottenuto con latte biologico, ha donato tutta la sapidità che serviva al piatto. Compreso un leggero retrogusto dolce di uva dato dalla speciale lavorazione: il formaggio è stato bucato come si fa per il blu di capra e messo in ammollo per 4 ore nel vino, così da acquistare delle piacevoli venature rosse.

Provare per credere!

ravioli borragine senza sale aggiunto pasta fresca

RAVIOLI ALLA BORRAGINE CON FORMAGGIO DI CAPRA AL LAMBRUSCO
( per 3 persone)

Ingredienti

1 uovo medio

100 gr farina di semola

30 gr borragine fresca

70 gr formaggio di capra al Lambrusco

50 ml latte

2 gr curcuma in polvere

2 fette di barbabietola cotta

amido di riso qb

olio evo qb

Procedimento

Preparate la pasta fresca: ricavate una fontana con la farina, rompete l’uovo al centro e impastate. Coprite con un foglio di pellicola e fate riposare al fresco per 30 minuti.

Nel frattempo, passate delicatamente le foglie di borragine con un coltellino affilato in modo da togliere la peluria. Togliete le nervature più grosse e spezzettate grossolanamente. Fate lessare per pochi minuti in poca acqua non salata. Strizzate e tenete da parte.

Dividete il latte in due bicchierini: immergete le fette di barbabietola in uno e nell’altro sciogliete la curcuma. Aggiungete a ciascuno 1/2 cucchiaino raso di amido di riso e mescolate.

Ponete su fiamma bassissima separatamente i due liquidi per pochi minuti, mescolate con un cucchiaino fino a quando comincerà a velarsi leggermente. Spegnete, versate di nuovo nei bicchierini e tenete da parte al caldo.

Sminuzzate a coltello la borragine, unitela alla pasta all’uovo e impastate fino ad ottenere un colore omogeneo. Stendete la pasta finemente e ricavate dei cerchi.

Posizionate nel centro di ogni cerchio una piccola porzione di formaggio, chiudete a mezzaluna inumidendo i bordi se necessario. Lessate in acqua bollente non salata per pochi minuti: il tempo dipende dallo spessore della pasta.

Scolate i ravioli, spennellateli leggermente con dell’olio extravergine di oliva e servite accompagnati con le salse aromatizzate.

Per maggiori info sulla Cucina del Senza, ecco il link della pagina Gusto in Scena e gli hashtag per cercare sui social invitanti e colorate ricette: #lacucinadelsenza #gustoinscena2018 #GIS2018

Mariconde di pane nero

In Valle D’Aosta ci sono stata parecchi anni fa, ma dico la verità, non ricordo di aver assaggiato questo pane. O meglio, magari l’ho fatto ma tra Lardo d’Arnad, fontina e prelibatezze varie può essere che mi sia ‘sfuggito’!
Grazie ad AIFB e alla Festa de Lo Pan Ner, ho scoperto che esiste una ricetta ben definita con farina di segale, farina integrale e farina tipo 0. All’inizio ero un po’ scettica sulle mia capacità di panificazione anche perché al mercato uno dei produttori vende ogni tanto il pane di segale ma in quantità limitata perché <<  la lievitazione è difficile e non sempre riesce>>. Per di più, il clima in questi giorni è di un autunnale che di più non si può, quindi la temperatura di casa mia non agevola certo la lievitazione.
Partendo da questi presupposti e dopo accurate ricerche, ho optato per un impasto indiretto con farina tipo 0, acqua e poco lievito che desse un po’ di spinta all’impasto e ho affrontato questa sfida con le migliori intenzioni.
Il regolamento del contest prevede di ideare una ricetta con il Pan Ner che si leghi alle tradizioni locali delle diverse regioni e dia una nuova interpretazione al pane stesso. Io ho deciso di giocare letteralmente in casa trasformando un tipico piatto di riciclo delle cascine lombarde: le mariconde. Il classico impasto di pane è stato arricchito con Grana Padano DOP giovane ( 10 mesi), fiori di sambuco della scorsa primavera essiccati ed erbe aromatiche dell’orto. Il sapore che ne deriva è vagamente erbaceo, dolce grazie alla breve stagionatura del formaggio e profumato dalle foglie di prezzemolo. Il brodo vegetale è ottenuto anch’esso dalle verdure dell’orto appositamente trasformate.

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MARICONDE DI PANE NERO
( per due persone)

Ingredienti per il Pan Ner

Prefermento 

150 farina di grano tenero tipo 0

150 ml acqua a ca 20°C

2 gr lievito di birra secco

Mescolare velocemente, coprire e lasciar riposare 12/14 ore a circa 20°C.

Impasto

tutto il prefermento

100 gr farina di grano tenero tipo 0

550 gr farina segale integrale

470 ml acqua a ca 20°C

200 gr farina di grano tenero integrale

5 gr lievito di birra secco

20 gr sale

Per le mariconde

300 gr Pan Ner

80 gr Grana Padano grattugiato sottile

1 uovo ( ca 50 gr)

1 cucchiaino da caffè di fiori di sambuco essiccati

1 cucchiaino ciuffi di carote tritati

prezzemolo qb

brodo vegetale qb

Grana Padano a scaglie a piacere

Procedimento

Fate sciogliere il lievito in 100 ml di acqua presa dal totale e fate riposare per 10 minuti. ( Oppure seguite le istruzioni sulla bustina)

Nella ciotola della planetaria, mescolate tutti gli ingredienti per il pane e impastate con il gancio per almeno 10/15 minuti. Io ho impostato la velocità 4 su 7.

Quando tutta l’acqua sarà ben assorbita, rovesciate l’impasto su un piano liscio pulito e impastate a mano fino a che diventerà meno appiccicoso e ben liscio. Create attrito sul piano trascinando la palla di impasto verso di voi, trasferite in una ciotola e coprite con un panno umido. Fate lievitare fino al raddoppio.

Io l’ho cotto con la pietra in forno, quindi ho preriscaldato per 15 minuti a 250°C senza teglia. Quando il forno era ben caldo, ho rovesciato l’impasto sulla teglia, inciso a croce e infornato a 250°C per i primi 5 minuti, poi 200°C per 40 minuti ed infine 10 minuti con sportello leggermente aperto.

Quando il pane sarà colorito e cotto, sfornate e mettete inclinato su una griglia. Lasciate raffreddare completamente prima di tagliare.
( Il mio ha riposato quasi 24 ore)

Per le mariconde

Mettete a scaldare il brodo.

Prelevate la quantità di pane necessaria, al netto della crosta. Sbriciolatela in una ciotola e spruzzate leggermente con il brodo.

Aggiungete il resto degli ingredienti e impastate fino ad ottenere la consistenza di un ripieno. Se dovesse essere troppo umido, aggiungete pochissima farina di segale. Al contrario, se fosse troppo asciutto spruzzate leggermente con il brodo.

Ricavate delle palline e tenete da parte.

Quando il brodo comincia a sobbollire, aggiungete delicatamente le mariconde e lasciate cuocere per alcuni minuti: non devono disfarsi.

Versate nelle fondine e aggiungete a piacere scaglie di Grana Padano e prezzemolo. Servite ben calde.

Consiglio:

un tempo le mariconde si preparavano con pane raffermo, ma il Pan Ner è già di per sé friabile quindi potete utilizzarlo anche appena fatto.

lo pan ner mariconde aifb

Per saperne di più:

2^ Festa Transfrontaliera Lo Pan Ner – I pani delle Alpi – 14 e 15 Ottobre 2017
www.lopanner.com

<< Autrefois nous faisions le pain avec le seigle de nos champs, c’était du pain exquis, on le hachait dans le bouillon de chamois, le plat du dimanche, on mettait aussi beaucoup de fromage et on mangeait tout. C’était meilleur que le pain que nous consommons aujourd’hui, tout d’abord nous étions jeunes et notre appétit était robuste ! >>

<< Una volta si faceva il pane con la segale dei nostri campi, era un pane squisito, si sminuzzava nel brodo di camoscio – era il piatto della domenica – si aggiungeva il formaggio e si mangiava tutto.  Era migliore del pane che consumiamo oggi, innanzitutto eravamo giovani e l’appetito era robusto ! >>

Modeste Petitjacques, Bionaz, 1983