budino al finocchietto e latte di cocco, senza lattosio

Budino al cocco e finocchietto

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia di vestire un colore nuovo,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero al bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

[Martha Medeiros]

BUDINO AL COCCO E FINOCCHIETTO
( per 3 budini monoporzione)

Ingredienti

60 ml bevanda di riso e cocco + 15 ml

190 ml latte intero ( ad alta digeribilità)

20 gr zucchero di canna extrafine

1 bustina di tisana al finocchio

2 gr agar agar in polvere

finocchietto qb

Procedimento

Versate in un pentolino i 60 ml di bevanda di riso, il latte e lo zucchero di canna. Fate intiepidire.
Aprite la tisana al finocchio e versatene il contenuto nel latte tiepido. Lasciate in infusione per 5-6 minuti. Filtrate e rimettete nel pentolino.
Nel frattempo, sciogliete l’agar agar nella bevanda tenuta da parte.
Aggiungetelo al latte aromatizzato, portate a leggero bollore per 5 minuti mescolando di tanto in tanto.
Spennellate gli stampini con dello sciroppo a piacere.
Versate il composto e fate raffreddare.

Consiglio:
per facilitare l’estrazione del budino potete optare per gli stampini in alluminio che si possono incidere facilmente ed aprire; oppure immergere per pochi istanti il fondo dello stampino in acqua bollente.



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trippa piacentina cucina lombarda

Trippa alla piacentina

La trippa è una pietanza tipica della cucina del Nord Italia. Si prepara con le frattaglie del bovino, in particolare con una parte dello stomaco opportunamente lavata e sgrassata.
E’ un piatto molto diffuso sulle tavole di campagna, anche se la presenza di tessuto connettivo e di colesterolo non la rende particolarmente indicata per i bambini o per chi ha problemi in tal senso.
La ricetta è di per sè molto semplice e può essere adattata in base ai propri gusti.
In questo caso ho adottato la versione piacentina, anche se – come tutte le ricette tradizionali – le varianti si sprecano. Ho aggiunto i fagioli bianchi e poca salsa di pomodoro per dare una leggera sfumatura rossa al brodo.
Avendo in casa dell’Ortrugo del Podere Casale, l’ho utilizzato sia per sfumare sia come abbinamento in tavola.

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TRIPPA ALLA PIACENTINA
( per 2 persone)

Ingredienti

250 gr trippa precotta già tagliata

30 gr fagioli bianchi ( tipo Spagna) già cotti e scolati

20 gr guanciale

1/2 bicchiere Ortrugo

1/2 carota

1/2 cipolla

1/2 costa di sedano

1/2 spicchio di aglio

1 cucchiai passata di pomodoro

alloro, salvia, rosmarino qb

sale, pepe qb

brodo vegetale qb

Preparazione

Tritate finemente la cipolla e il sedano, riducete a piccoli cubetti la carota.
Ponete in una padella capiente le verdure, la trippa e circa 1,5 litri di acqua non salata. Unite gli aromi e fate sobbollire per 5 minuti.

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Scolate la trippa, tenete da parte il brodo caldo. Tagliate a cubetti il guanciale e a metà l’aglio. Nella stessa pentola in cui avete fatto sobbollire le verdure, fate rosolare il guanciale con l’aglio.

Unite la trippa e sfumate con il vino bianco. Togliete l’aglio. Fate insaporire per bene e coprite con il brodo caldo tenuto da parte. Aggiungete la passata di pomodoro, regolate di sale e pepe a piacere.

Fate bollire a fiamma bassissima per almeno tre ore, aggiungendo brodo vegetale caldo per non far asciugare troppo. Infine, quando la trippa sarà ben tenera, unite i fagioli bianchi scolati e terminate la cottura per altri 10 minuti.
Servite ben calda.

 

Consiglio

Dal macellaio si trova spesso la trippa già tagliata e precotta; se doveste trovare quella intera, ricordate di pulirla sotto acqua corrente e allungare i tempi di cottura ad almeno 4 ore.

 

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Mele al forno Dell’Agnese

Le mele al forno Dell’Agnese sono un dolce proposto dall’omonimo pasticcere torinese durante una trasmissione televisiva. L’ho trovato semplice, casalingo e veloce da preparare. Ho scelto mele Ambrosia perchè non sono troppo invadenti e rimangono compatte alla cottura; nel ripieno ho sostituto lo zucchero bianco a quello di canna per il suo retrogusto caramellato; le nocciole smorzano l’amaretto e il cacao amaro bilancia il tutto.

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Ho approfittato del piatto per abbinarlo con uno dei vini del Podere Casale
Come vi avevo anticipato, anche Nicolas e sua madre producono vino sfruttando le varietà autoctone come Bonarda, Malvasia di Candia Aromatica, Barbera e Ortrugo.
Tutti i vigneti sono iscritti alla DOC Colli Piacentini e permettono di ottenere sia vini rossi sia bianchi, e i Cru del Marchesato come il Malvasia Passito, il Gutturnio Riserva e lo Spumante Marchesina.
Piacevole e frizzantino è La Dolce Uva, mosto parzialmente fermentato che ho abbinato a questa ricetta.
E’ un vino dolce, a bassa gradazione alcolica, che ben si accompagna a biscotteria secca, crostate e frutta. Le bollicine delicate lo rendono adatto ad essere servito in compagnia, il classico che in campagna si faceva assaggiare anche ai bambini.
( Ndr ora fa storcere il naso, ma ginger lievemente corretto con vino rosso/ bianco, salame al cioccolato con il Marsala, un goccio quasi impercettibile di vino dolce non mancavano nelle giornate di festa. )

Vi consiglio di servirle tiepide, dato che l’aroma che sprigionano da calde può sovrastare le caratteristiche peculiari del vino.

 

MELE AL FORNO DELL’AGNESE
( per due mele)

Ingredienti

2 mele non troppo grandi ( Ambrosia nel mio caso)

1 tuorlo d’uovo medio

5 amaretti

15-20 gr cacao amaro in polvere

20 gr cioccolato fondente con le nocciole

15 gr uva passa ammollata

20 gr zucchero di canna

succo di limone qb

Procedimento

Accendete il forno a 175°C. Rivestite con carta forno 6 mini tortiere da 8 cm.

Lavate le mele e togliete il torsolo con l’apposito attrezzo. Tagliatele in quattro spicchi regolari tenendo il centro come riferimento. Ricavate da ogni spicchio delle fette sul lato corto, cercando di mantenere uno spessore costante.
Spruzzate con succo di limone e tenete da parte.

In una ciotola, riunite gli amaretti sbriciolati con le mani, il cioccolato tagliato a scaglie, il cacao, il tuorlo d’uovo e metà dello zucchero. Infine, l’uvetta strizzata. Impastate fino ad ottenere una bella massa profumata di cioccolato.

Disponete le fette di mela in maniera regolare sul fondo delle tortiere. Nel centro ponete una pallina di impasto al cioccolato. Spolverate con lo zucchero rimasto.

Infornate in forno già caldo per 25 – 30 minuti.
Calde mantengono la consistenza cremosa; tiepide permettono al cioccolato di formare un morbido biscotto; fredde sono un’ottima merenda.

Consiglio:

se preferite, potete anche tagliare le mele a metà e porre la farcia nell’incavo centrale. O ancora lasciarle intere.

cova salsa caramello salato pasticceria cova panettone fetta

Panettone con salsa al caramello salato

Questa salsa al caramello dall’aspetto cremoso e godurioso nasconde una piccola chicca che vi renderà dipendenti. Non ne potrete più fare a meno!

cova salsa caramello salato pasticceria cova panettone

Del panettone Giovanni Cova&C. ve ne ho già parlato sia in occasione dell’open day dedicato alla stampa allo stabilimento di Badia Polesine, sia per l’evento in collaborazione con l’Archivio Ricordi a Milano.

Era il 1930 quando le storie di due rinomati pasticceri milanesi, Agostino Panigada e GIOVANNI COVA, si intrecciavano in un locale di viale Monza a Milano, ancora sede attuale della ditta, che divenne il loro primo laboratorio dolciario. Qui, all’ombra della Madonnina, nasce con orgoglio il vero “Panettun de Milan”, simbolo indiscusso della pasticceria milanese nel mondo.
Ma la storia del marchio “GIOVANNI COVA & C.” ha in realtà radici ben più lontane e, a raccontarle come una fiaba, sono alcune foto seppiate datate 1905, che rimandano agli anni della Belle Epoque milanese e alle leggiadre visioni di donne avvolte in chiffon e merletti svolazzanti.
In via Amerigo Vespucci, a Porta Nuova, a due passi dalla vecchia sede della “Gazzetta dello Sport”, Angelo Grioni aveva iniziato l’attività di pasticcere. Dal suo matrimonio felice erano nati cinque figli e se Antonio, l’unico maschio, fu il continuatore dell’attività paterna, che trasferì in via Francesco Ayaz n°8 si deve alla figlia Rosa e a suo marito Agostino Panigada l’unione con Giovanni Cova, pasticcere e cognato della coppia.
I tre ebbero la felice intuizione di riprodurre artigianalmente da veri mastri pasticceri il panettone dell’antica ricetta milanese, seconda la tradizione più vera di Milano.
“GIOVANNI COVA & C.” si qualificò come il “marchio che rinnova una tradizione” e, a sottolineare il primato del “panettone di lusso”, furono affissi manifesti pubblicitari che raccontavano per immagini la storia totalizzante del panettone, da allora, sormontato da una vistosa corona regale. Quella corona, a buon diritto continua a brillare sul marchio “GIOVANNI COVA & C.”, immutato nella sua tradizione ma in continua evoluzione, testimone di come i migliori costumi resistano nel tempo.

cova salsa caramello salato pasticceria cova panettone

Ho vestito il panettone con una peccaminosa salsa dolce-salata che nasconde i contrasti di quegli anni, dove l’immagine rassicurante della casalinga comincia a incrinarsi per lasciar spazio ai pantaloni da maschiaccio e al vestito da sposa di Brigitte Bardot.
La dose è per 80 gr di crema perchè deperisce velocemente a causa della panna. Ma è talmente veloce da preparare che vale la pena farla quando serve.. e poi crea dipendenza! Oserei dire quasi come il cioccolato.

PANETTONE CON SALSA AL CARAMELLO SALATO
( per circa 80 gr di salsa)

Ingredienti

70 ml panna vegetale

40 gr zucchero di canna

20 gr burro freddo

2 gr sale fino

succo 1/2 limone scarso

Procedimento

Tagliate a piccoli pezzi il burro e cospargetelo con il sale. Tenete da parte.
Fate intiepidire la panna a fuoco bassissimo e tenete al caldo.

In un pentolino preferibilmente a fondo spesso, distribuite lo zucchero cercando di farlo sovrapporre il meno possibile e mettete sul fuoco a fiamma medio bassa spruzzando con il limon.
Attendete fino a che si formi il caramello: NON MESCOLATE o si formeranno grumi, ma muovete delicatamente il pentolino per facilitare la liquefazione.

Quando il caramello sarà pronto, versate a filo la panna tiepida e contemporaneamente mescolate con una frusta. Compariranno delle bolle schiumose, continuate a mescolare fino a che scompariranno. Infine, spegnete la fiamma, unite il burro e mescolate per amalgamare.

Versate in una ciotolina, fate raffreddare e conservate coperta in frigorifero se volete per un paio di giorni.

Servitela come accompagnamento a dolci importanti o sul gelato.

Fonte per la parte storica:
Liguori Maria Chiara, Donne e consumi nell’Italia degli anni Cinquanta in “Italia contemporanea”, n. 205, dicembre 1996, pp. 665 – 689

vegan pumpkin spice milk

Vegan pumpkin spice milk a modo mio

Il pumpkin spice milk, o latte speziato alla zucca, pressoché sconosciuto in Italia fino all’arrivo di Starbucks, è una bevanda che profuma di autunno e di spezie.

pumpkin spice vegan milk oatmilk

*** Spoiler: questo post è molto American Style ***

Non amo molto lo stile di vita americano.
Intendo il classico che mostrano nei telefilm dove si svegliano tutte truccate e pettinate, perfette a qualsiasi ora del giorno su tacchi a spillo. Se avete visto Sex and The City sapete di cosa parlo.
Io che vado a lavoro in jeans e camicia, o se proprio con una maxi maglia sui pantaloni skinny, con il minimo sindacale di make up, le invidio.
E la dieta del tipico newyorchese? Da un estremo all’altro! Si possono trovare fast food ad ogni angolo, e leggere sulle riviste le diete estreme delle star.
Non concorda proprio con il mio stile di vita.
Somiglio piuttosto alla nerd con gli occhiali che sta al tavolo della tavola calda con il suo caffè – non – caffè e lo spuntino accanto, pigiando tasti sul portatile. Avete presente, Eleanor Bishop di NCIS?

Eppure, tempo fa avevo anche io la mia tazza termica acquistata in USA, in cui versare una non ben definita bevanda calda. Lo chiamano caffè americano. In realtà chiamarlo caffè è un oltraggio, per noi italiani.
Per non parlare di Tuttiigusti + 1 ( nda Harry Potter e le sue gelatine). Ultimamente sul sito Starbucks ho trovato il Salted Caramel Mocha Frappuccino, la Maple Pecan Cream e il Pumpkin Spice Latte.

Ma dato che loro sono a Milano e io a Brescia, ho deciso di rifarmelo in casa. Senza lattosio. A modo mio.

Rispetto alla versione originale, ho sostituito il latte vaccino con la bevanda all’avena. Se volete potete usare anche quella alla soia e schiumare come il cappuccino.
Ma sinceramente, preferisco la panna montata che lo rende ancora più goloso!
Il cardamomo e il pepe cubebe non fanno parte della tradizione, ma a me piacciono. Potete regolarvi a piacere sulle spezie.
Sta bene con il cioccolato extra fondente, con la frutta secca tostata o per una goduria infinita, con i cinnamon rolls.

VEGAN PUMPKIN SPICE MILK
( per due tazze)

Ingredienti

Per lo sciroppo

125 ml acqua

50 gr zucchero di canna

45 gr zucca a vapore frullata

1 cucchiaino di cannella macinata

2 bacche di cardamomo tritate

noce moscata e zenzero secco qb

pepe cubebe tritato qb ( opzionale)

Per il latte

400 ml bevanda all’avena (non zuccherato possibilmente)

2 tazzine di caffè con la moka

panna montata vegetale qb

chicchi di caffè interi e caffè macinato qb per decorare

Procedimento

Per prima cosa, preparate lo sciroppo di zucca.
Fate intiepidire l’acqua in un pentolino, scioglietevi lo zucchero e le spezie macinate. Infine, passate la zucca al setaccio in modo da ottenere una polpa cremosa.
Aggiungete al liquido.
Fate sobbollire per una decina di minuti circa fino ad ottenere uno sciroppo.
Versate in un vasetto di vetro e fate raffreddare.

Al momento di servire, fate scaldare la bevanda all’avena.
Preparate il caffè.
Sul fondo della tazza versate uno o due cucchiai di sciroppo a piacere.
Versate la bevanda all’avena e il caffè. Mescolate.
Guarnite con la panna vegetale e i chicchi di caffè.

Consiglio:

dato che lo sciroppo resiste tranquillamente per un paio di settimane, vi consiglio di prepararne di più. Per ottenere una consistenza fluida e vellutata, l’ho passato al colino prima che si addensasse. ( Solo perchè il pepe e il cardamomo erano tritati grossolanamente.)

Il panettone di Giovanni Cova & C. per i 150 anni di Rossini

Dalla collaborazione tra la pasticceria Giovanni Cova & C. e l’Archivio Ricordi nasce anche per il Natale 2018 una nuova collezione di dolci natalizi ispirata alla musica classica.

giovanni cova e C. Rossini Archivio Ricordi

In particolare, cade quest’anno il 150° Anniversario dalla scomparsa del Maestro Gioacchino Rossini, autore dalle mille sfaccettature che ha saputo spaziare dalle commedie alle tragedie, dalla farsa alle opere serie.
Si narra fosse ipocondriaco, umorale, collerico ma estremamente moderno nel comporre. Basti pensare ad alcuni dei suoi capolavori più conosciuti come Il Barbiere di Siviglia, L’Italiana in Algeri, La Cenerentola e Il Guglielmo Tell.

Oltre all’immensa genialità musicale, Rossini è conosciuto anche per la fama di bon vivant. Tanto che gli si attribuiscono diverse citazioni come

l’appetito è per lo stomaco quello che l’amore è per il cuore. Non conosco un lavoro migliore del mangiare; per mangiare un tacchino dobbiamo essere almeno in due: io e il tacchino; mangiare, amare, cantare e digerire sono i quattro atti di quell’opera comica che è la vita.” ( fonte Wikipedia).

E non poteva essere che il cioccolato, odio e amore dei golosi, a rappresentare il Maestro Rossini. Sull’incarto è possibile intravedere la partitura autografa di Rossini de L’Italiana in Algeri con il ritratto del compositore ad opera di V. Bignami.

grancioccolato rossini ricordi giovanni voca e c.

foto: Ufficio Stampa Serena Comunicazione

Senza dimenticare tutta la linea di packaging celebrativi dell’Archivio Ricordi, ispirati a documenti storici e unici nel loro genere. I libretti, le opere, i costumi, i manifesti e le copertine rinascono a nuova vita facendosi conoscere al pubblico di appassionati.

archivio ricordi cova giovanni e c. biblioteca braidense

foto: Ufficio Stampa Serena Comunicazione

Si possono trovare la Madama Butterfly,  figurino di G. Palanti, che custodisce il Panettone e il Pandoro Classico; l’Iris di Mascagni, libretto di A. Hohenstein, per il Panettone al pistacchio; i manifesti di Ars et Labor di Dudovich accompagnati ai Marron Glaces e ai Frutti di Bosco; i bozzetti della Farsa Amorosa di Zandonai; e la copertina di Buff, Fox Trot di Vitale disegnata da S. Tofano per il brioso Panettone Curcuma e Zenzero.
Tutte le illustrazioni originali sono conservate nell’Archivio Ricordi presso la Biblioteca Braidense di Via Brera a Milano.

profumi di mosto 2018 valtenesi chiaretto groppello

Profumi di Mosto 2018

Domenica 7 Ottobre 2018 si è tenuto Profumi di Mosto, l’evento che celebra i vini simbolo della Valtenesi. Come sempre, noi siamo andati a curiosare.
Abbiamo scoperto nuovi prodotti, nuove cantine e luoghi che meritano certo una ulteriore visita nei prossimi mesi.
Da segnalare infatti che la vendemmia è terminata per alcuni a ridosso della manifestazione mentre per altri il vino Chiaretto dell’anno precedente era già terminato. ( nb il deblocage del Chiaretto 2018 avverrà come tutti gli anni a Febbraio, quindi dovremo aspettare ancora un po’!).

profumi di mosto 2018 valtenesi chiaretto groppello

La giornata era semi primaverile, e ciò ha garantito che i visitatori e gli appassionati potessero degustare i vini e i piatti in abbinamento nel patio o sotto i pergolati allestiti dalle cantine. Ogni produttore ha proposto, come sempre, uno o più piatti studiati per l’occasione da chef, bistrò e ristoranti del territorio. Qualcuno, come il Pratello, ha invece preferito offrire il proprio cavallo di battaglia cucinato direttamente nella cucina dell’agriturismo.
Infatti, in linea con la nuova concezione di attività agricola, molte cantine non si limitano più solo a produrre vino ma offrono servizi ricettivi e attività extra.

pdm

Una bella scoperta è stata la tenuta Giardini Conti Thun a Puegnago del Garda. L’azienda agricola, rilevata da poco da una coppia di giovani da cui viene il nome, è collegata alla strada principale da una stradina sterrata che consiglio di percorrere a piedi, perchè attraversa le vigne che circondano la tenuta.

profumi di mosto 2018 valtenesi chiaretto groppello

Notevoli anche i vini dell’ULIF di Picedo di Polpenazze, una cantina che ha sempre spinto sul biologico e biodinamico. Se del biologico ormai si parla ovunque, il biodinamico si caratterizza per il fatto di non utilizzare lieviti aggiunti, bensì solo i lieviti già presenti sulle bucce dell’uva. L’azienda inoltre limita al minimo i solfiti.

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Come sempre, merita anche la visita alla Cantina Pasini San Giovanni che stupisce ogni anno per le sue proposte innovative e l’allestimento.
Il primo assaggio mi ha colto di sorpresa per il packaging: una scatola di cartone con finestra trasparente a metà tra il classico incarto di alcuni tramezzini e quello delle doughnut dei telefilm americani. In realtà conteneva uno spiedino sfizioso e saporito.
Nel passaggio verso il secondo assaggio e la cantina, invece, erano appese delle lunghe strisce rosse a rappresentare il Vigneto Sospeso: tutti i vecchi legavigna hanno trovato nuova collocazione prima di essere riciclati a nuova vita.
Pareva di camminare sotto una enorme e suggestiva tenda.

Nel nostro percorso abbiamo fatto una rapida toccata e fuga anche da Cantrina, a Bedizzole. Una dinamica ed elegante cantina che avevamo già ‘incontrato’ a Italia in Rosa nel mese di Giugno. Molto interessante la scelta delle etichette: astratta e artistica quella del Chiaretto, più sobria e classica quella dei rossi.

Naturalmente vi erano numerose altre cantine, ma il tempo a nostra disposizione era terminato.
Per l’elenco completo, potete consultare il sito www.profumidimosto.it